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Pubblicazione TFE su RCI

Il circolo virtuoso della responsabilità

Negli ultimi cinque-sei anni la proliferazione di leggi, norme e regolamenti ha prodotto nel settore termotecnico ed energetico uno stato di confusione generalizzata, tale per cui chi progetta è costretto a dedicare importanti risorse a tenere sotto controllo la continua – e a volte contraddittoria – evoluzione delle norme, senza peraltro alcuna certezza circa la coerenza del quadro normativo fra l’inizio e la fine del processo progettuale.
Dopo aver precorso i tempi con provvedimenti all’avanguardia come la Legge 10/91, il legislatore ha evitato di valorizzare questo patrimonio normativo e, solo recentemente, ha dovuto precipitosamente conformarsi alle disposizioni comunitarie in materia, utilizzando fra l’altro strumenti inadeguati a favorire coerenza e comprensibilità delle regole, come i decreti.

A questa prassi si sono sommati gli effetti della legislazione regionale concorrente in tema di energia, che ha frammentato dal punto di vista territoriale le regole, e della delega a enti e agenzie dei regolamenti attuativi, alcuni dei quali diffusi in forma di bozza e, perciò, senza altro valore se non quello di mera indicazione discrezionale. Le ragioni di questo status quo sono da ricercare nello scarsissimo peso del nostro paese e, in generale, di quelli dell’area mediterranea, all’interno dei consessi tecnici comunitari che redigono le norme comunitarie, oltre che dal forte ritardo con il quale sono state recepite le direttive europee. In pratica, l’Italia subisce un’impostazione normativa che, ad esempio per quanto riguarda il contenimento dei consumi energetici, può ritenersi corretta solo per alcune aree climatiche del Nord del paese, nelle quali sono preponderanti gli aspetti legati al riscaldamento invernale.
Con quali risultati? L’orientamento prevalente verso la riduzione dei consumi invernali porta a realizzare edifici sempre più performanti dal punto di vista della riduzione delle dispersioni i quali, durante i mesi caldi, richiedono però consistenti apporti energetici per il loro raffrescamento. In pratica, la ricerca della massima prestazione invernale non sempre restituisce il miglior risultato complessivo, su base annua, dal punto di vista dell’ottimizzazione dei consumi rispetto ai livelli di comfort.
Se la progettazione di edifici "net zero energy" costituisce l'obiettivo di riferimento per tutti i professionisti europei, chi opera in paesi dal clima mediterraneo è chiamato a un'attenta riflessione al riguardo.

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